Gli stressanti stress test che non stressano per niente

Dopo i suoi colleghi di Wells Fargo, JPMorgan e Goldman Sachs che si sono avvicendati nei giorni scorsi, oggi è toccato al Chief Executive Officer di Citigroup, Vikram Pandit, presentare “utili al di sopra delle attese” per il primo trimestre 2009.

La recita è andata secondo copione. Anche Pandit non vede l’ora, dice, di restituire i soldi del Tarp. Non vede l’ora ma non dice, come d’altronde gli altri, nemmeno il giorno. Purtroppo anche per Citigroup, come per le altre big, non è tutto oro quello che luccica, e i dati pubblicati nella presentazione ci dicono che le perdite sui crediti stanno ancora rapidamente salendo, come mette in evidenza Calculated Risk con dovizia di grafici.

Anche Citi prima di rastrellare soldi sul mercato (e prima che la borsa crolli di nuovo)

It made sense to delay the launch of the exchange offer until we could tell the market exactly what the results of the stress test are.

Già, gli stress test che ho ribattezzato spot test (nel senso di spot pubblicitari) e che “devono servire a tranquillizzare il pubblico e non a scatenare il panico” (come ho scritto nel mio post di mercoledì) e i cui risultati saranno strombazzati, questa è l’ultima dichiarazione di un funzionario del Tesoro, il prossimo 24 Aprile.

Sicuramente non c’è il rischio di sorprese, e come potrebbe essere il contrario? Accorre a confortare questa mia battuta addirittura Nouriel Roubini, che almeno gli stress test vorrebbe prenderli sul serio, con un articolo dal titolo (e dal link) chilometrico e, questo sì, davvero stressante

Stress Testing the Stress Test Scenarios: Actual Macro Data Are Already Worse than the More Adverse Scenario for 2009 in the Stress Tests. So the Stress Tests Fail the Basic Criterion of Reality Check Even Before They Are Concluded.

I reali dati macroeconomici per il 2009 sono già peggiori di quelli che disegnano lo scenario più avverso negli stress test. I reali dati macro del primo trimestre per le tre variabili usate negli stress test – tasso di crescita, tasso di disoccupazione e svalutazione del prezzo delle case – sono già peggiori di quelli che stanno alla base dello scenario previsto dalla FDIC e ancor peggiori di quelle per il più avverso degli scenari per il 2009. Perciò gli stress test sono falliti prima ancora di essere terminati. Parola del Dottor Doom.

Update: “Eliminando dal proprio orizzonte esistenziale una cosmicità sgradevole, inquietante e stressante, l’uomo consegue così una omeostasi psichica che lo fa vivere meglio, alimentando l’ottimismo e la speranza anziché il turbamento e la disperazione” (da Wikipedia). E’ l’interessante chiave di lettura che ci fornisce Phastidio.net a proposito dei risultati di Citigroup ma che potrebbe essere validamente applicata a molti dei soggetti finanziari e istituzionali che oggi sembrano vivere in un rassicurante universo parallelo, diverso da quello in cui vive il resto dell’umanità.

3 Replies to “Gli stressanti stress test che non stressano per niente”

  1. Perchè non ti esponi un pò e fai una previsione sull’andamento dell’economia del 2009 (nel limite del possibile)…suona come una provocazione 😉

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  2. Ti ringrazio per il tuo commento. Se però mi avessi letto con costanza in questi ultimi mesi non mi avresti fatto questa domanda. Credo sia abbastanza facile ricostruire la mia posizione frutto di ore e ore di lavoro e di ricerche passate, ahimè su siti in lingua inglese chè, purtroppo, in Italia a parte il lavoro di Andrea Mazzalai (Icebergfinanza), Marco Sarli (Diario della crisi finanziaria) e, a modo loro, Paolo Barrai (Mercato Libero) e quelli di Phastidio.net – gli indirizzi di tutti li trovi tra i miei link -, di analisi serie, approfondite, sistematiche e non convenzionali della crisi non ne esistono. Non leggo la sfera di cristallo ma credo di aver fin qui disegnato chiaramente le linee di tendenza di questa crisi. D’altra parte non credo molto alle previsioni, già facciamo fatica a comprendere il presente, e avere certezze per il futuro è un gioco d’azzardo che lascio ad altri. Proprio in questi giorni Marco Sarli, uno che da anni aveva visto arrivare la tempesta, sta facendo il punto (in 3 puntate) dal significativo titolo di “Quanto durerà la recessione?” avendo premesso che chi pensa di avere una risposta a questo interrogativo è meglio non continui a leggerlo. Ciononostante se dovessi scommettere su una teoria non mia credo che scommetterei un euro su quella che vede una lunga recessione che terminerà, se saremo bravi (cosa di cui dubito) e fortunati, a fine 2009 e quindi un lento e piatto andamento dell’economia per alcuni anni. Purtroppo quello che molti continuano a non voler capire è che questa è una crisi di sistema e che nulla può tornare come prima se ne vogliamo uscire.

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  3. CONDIVIDO….una recessione a L dalla quale ne usciremo fra un paio d’anni o +.Troppi scheletri negli armadi da tirar fuori.E poi girano cifre da capogiro sui asset a rischio in pancia alle banche che non saranno di sicuro azzerati con l’inniezione di liquidità della FED.Prepariamoci ,un pessimista è un’ottimista informato….OMERO

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