Non vedo, non sento, non parlo

Mentre le borse accolgono festeggiando euforiche il dato del Pil americano nel primo trimestre rivisto a -5,5% invece che al previsto -5,7% (cosa ci sia da festeggiare lo sanno solo gli inguaribili ottimisti), oltretutto con i sussidi di disoccupazione che a giugno raggiungono le 627mila richieste (un incremento di 15mila unità invece dell’atteso declino di 3mila), il Presidente della Fed, Ben Bernanke, compare sul banco degli accusati davanti alla commissione del Congresso che sta indagando sulla fusione tra Bank of America e Merrill Lynch.

Il caso è nato da un’inchiesta – di cui mi sono già ampiamente occupato (qui e qui) – aperta dal procuratore generale di New York, Andy Cuomo, secondo il quale il famigerato duo Bernanke-Paulson fece pressione sul Presidente e CEO di Bank of America, Ken Lewis, perchè non rivelasse le crescenti perdite riscontrate nel corso dell’operazione di acquisizione della Merrill Lynch.

Rendere note le perdite di Merril Lynch, che nel quarto trimestre del 2008 ne totalizzò per 15,84 miliardi, avrebbe potuto dare agli azionisti di BofA l’opportunità di bloccare l’operazione e provocare il fallimento di Merrill.

“Non è qualcosa che ogni azionista avrebbe voluto sapere?” fu chiesto a Lewis da un funzionario della Procura. “Non potei” rispose il banchiere, affermando che furono Bernanke e Paulson a dirgli che non dovevano esserci fughe di notizie e che l’operazione doveva essere conclusa ad ogni costo, altrimenti ci sarebbe stato “un grande rischio per il sistema finanziario”.

In realtà, sempre secondo le prove in mano a Cuomo, lo scorso 21 dicembre Paulson disse a Lewis che il governo «avrebbe o avrebbe potuto» rimpiazzare i vertici della banca in caso di annullamento dell’operazione. Qualcosa più di un patriottico richiamo alla salvezza del sistema finanziario.

Oggi Bernanke, come qualsiasi banchiere centrale che si rispetti (chi non ricorda l’audizione del nostro Antonio Fazio davanti al Comitato Interministeriale per il Credito e Risparmio sul caso dei furbetti del quartierino?), ha smentito tutto, in particolare di aver “minacciato” il Ceo di BofA, Kenneth Lewis, perché procedesse come da accordi con l’acquisto della casa di brokeraggio. “Non sono stati posti alcuni limiti alle informazioni che BofA poteva rendere pubblici”, ha sostenuto Bernanke. “La responsabilità per l’informazione al pubblico è stata lasciata in toto a BofA”.

Ma l’arringa di Bernanke non si è fermata qui. Riprendiamo da Milano Finanza:

[Bernanke] ha negato di aver fatto pressioni su BofA per trattenere la banca dal fornire informazioni negative su Merrill Lynch. “Nè io, nè altri membri della Fed”, ha proseguito, “abbiamo mai ordinato, istruito, o consigliato Bank of America per impedirle di divulgare pubblicamente qualsiasi informazione riguardante Merrill Lynch”.

Nei giorni scorsi i repubblicani membri della commissione hanno diffuso delle e-mail, scritte da alti esponenti della Fed, dalle quali è emerso che la Banca centrale ha omesso di rendere pubbliche le sue posizioni sul caso e, secondo il repubblicano Issa, Bernanke avrebbe minacciato in “modo inappropriato” di silurare i vertici di BofA, se la banca si fosse tirata indietro dalla fusione con Merrill Lynch.

Ripercorrendo le tappe dell’intera vicenda, Bernanke ha ricordato come il 17 di dicembre la dirigenza di Bank of America avesse preso in considerazione l’idea di non procedere con l’acquisto di Merrill Lynch alla luce dei pesanti buchi che stavano emergendo nei suoi bilanci. “Questa informazione ha portato a una serie di incontri e discussioni tra Bank of America, le agenzie di controllo e il Tesoro”, ha deto Bernanke.

Durante queste conversazioni, “Kenneth Lewis ci informò che Bank of America stava considerando la possibilità di invocare la clausola nota come Material Adverse Event, o Mac, per rescindere il contratto di acquisizione. In risposta a Bank of America, io manifestai la mia preoccupazione che invocare la clausola Mac avrebbe comportato non solo grossi rischi per il sistema finanziario nel suo complesso, ma anche per Bank of America stessa, e questo per tre ragioni”.

La prima ragione indicata è l’incertezza provocata da un eventuale fallimento dell’operazione avrebbe scatenato una crisi di sistema ancora più grave che avrebbe potuto destabilizzare la stessa Bank of America oltre che ovviamente Merrill Lynch. In secondo luogo, invocare la clausola Mac dopo tre mesi di due diligence e di dichiarazioni in cui i vertici di Bofa si erano espressi sui vantaggi dell’integrazione, avrebbe generato dubbi nei mercati sulla capacità del gruppo di procedere a operazioni di rilievo.

In terzo luogo “sulla base delle analisi legali del nostro staff, noi ritenevamo che fosse alquanto improbabile che Bank of America potesse invocare con successo la clausola Mac e questo l’avrebbe esposta a pesanti penali”. La tesi di Bernanke è dunque di aver esercitato pressioni, nell’ambito della legittimità, ma solo per favorire i migliori interessi di Bank of America in primo luogo e dell’intero sistema finanziario in ultima istanza.

La decisione di procedure con la fusione è rimasta giustamente nelle mani del board di Bank of America e loro, tuona il numero uno della Fed, avevano l’obbligo di compiere le scelte ritenute nel migliore interesse dei loro azionisti e della loro azienda. “Personalmente non ho detto alla dirigenza di Bank of America che la Federal Reserve avrebbe intrapreso azioni con il board o il management se avessero deciso di procedere invocando la clausola Mac”.

In particolare, si è difeso Bernanke, “non ho dato mandato a nessuno di far sapere a Bank of America che la Federal sarebbe intervenuta se posta di fronte a queste circostanze. Ho ritenuto, insieme ad altri, che invocare la clausola Mac in questo caso avrebbe comportato rischi significativi per Bank of America, oltre che per Merrill Lynch e per l’intero sistema finanziario, è questa la preoccupazione che ho espresso a Lewis e ai suoi colleghi”.

Sappiamo come andò a finire Antonio Fazio con il gioco delle tre scimmiette. Oggi tocca al suo omologo a stelle e strisce? Non sarà certo un caso che in molti blog americani si parli ormai sempre più apertamente di una sua sostituzione. Lasciatemi però esprimere qualche perplessità sul nome che si sussurra come suo sostituto. Quello della volpe del premiato duo Geithner-Summers. Chissà se anche gli americani hanno qualcosa di simile al nostro detto “finire dalla padella nella brace”?

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