La ripresa che non verrà

Robert Reich, economista della University of California a Berkeley, già Ministro del Lavoro durante il primo mandato Clinton, non vede una ripresa all’orizzonte nè crede che potremo mai tornare ai precedenti livelli di benessere. Occorre una nuova economia per uscire dalla crisi.

I cosiddetti “germogli verdi” della ripresa si stanno incenerendo al cocente sole dell’estate. Di fatto tutto il dibattito sul quando e come inizierà una ripresa è mal formulata. Da una parte ci sono i sostenitori della crisi a forma di V che guardano indietro alle precedenti recessioni e concludono più rapidamente scende un’economia e più rapidamente essa torna in carreggiata. E poichè questa economia è precipitata repentinamente, si aspettano che torni in vita rapidamente l’anno prossimo. Da qui la forma a V.

Sfortunatamente, i sostenitori della crisi a forma di V guardano indietro alle recessioni sbagliate. Focalizzatevi su quelle che sono iniziate con l’esplosione di una gigantesca bolla speculativa e vedrete solo lente riprese. La ragione è che il valore degli asset quando toccano il fondo sono così bassi che la fiducia degli investitori recupera solo gradualmente.

E’ qui che entrano in gioco i più lucidi sostenitori della forma a U che prevedono un recupero più graduale, in quanto gli investitori tornano più lentamente con prudenza nel mercato.

Personalmente non sto con nessuna delle due fazioni. In una recessione profonda come questa, la ripresa non dipende dagli investitori. Dipende dai consumatori che, oltre tutto, rappresentano il 70% dell’economia americana. E questa volta i consumatori sono stati colpiti davvero duramente. Finchè i consumatori non ricominciano a spendere, vi potete dimenticare qualsiasi ripresa, a forma di V o U che sia.

Il problema è che i consumatori non riprenderanno a spendere finchè non avranno soldi in tasca e non si sentiranno ragionevolmente tranquilli. Ma ora non hanno denaro, ed è difficile vedere da dove potrà venire. Non possono indebitarsi. Le loro case valgono una frazione di quanto valevano in precedenza, perciò dite addio a mutui e rifinanziamenti. Uno su dieci proprietari di case è sott’acqua — avendo debiti sulla casa per un valore superiore a quello della casa. La disoccupazione continua a salire, e il numero delle ore lavorate continua a diminuire. Quelli che possono risparmiano. Quelli che non possono resistono, come è inevitabile.

Alla fine i consumatori cambieranno le loro auto e gli elettrodomestici usurati, ma una ripresa non può basarsi sul ricambio. Non aspettatevi molti più commerci senza tanti consumatori desiderosi di nuovi prodotti. E non contate sulle esportazioni. L’economia globale si stà contraendo.

La mia previsione, allora? Non una V, non una U. Ma una X. Questa economia non riesce a tornare in carreggiata perché la strada sulla quale siamo stati per anni — caratterizzata da salari medi piatti o in diminuzione, debito dei consumatori montante, e crescente insicurezza, per non parlare dell’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera — semplicemente non può più essere percorsa.

La X segna una strada nuova di zecca — una nuova economia. A cosa assomiglierà? Nessuno lo sa. Tutto quello che sappiamo è che l’attuale economia non riesce a “recuperare” perché non può tornare al punto in cui era prima di schiantarsi. Perciò invece di domandarci quando inizierà la ripresa, dovremmo chiederci quando e come inizierà la nuova economia.

Chi darà la triste notizia al nostro premier e al biblico Tremonti?

3 Replies to “La ripresa che non verrà”

  1. Strano che tu sostenga che che ci sarà una nuova economia o per lo meno ti auguri che sia così. Nei post passati eri dell'opinione ( che tra l'altro condivido) che fintanto che al "potere" ci saranno le solite "vecchie" persone ben poco cambierà perchè loro stessi traggono profitto dall'attuale sistema

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  2. Simone, non sono io a sostenerlo, è Robert Reich, col quale, detto tra noi, mi trovo d'accordo. E non credo che questo sia in contraddizione con la linea dei miei post. E' evidente che fintantochè al potere ci saranno quelli che hanno governato un sistema economico fallimentare ci sono poche speranze per un cambiamento. E questo non mi sembra incoerente con l'osservazione che l'unica via di uscita dalla crisi stia in una nuova economia, basata su nuovi valori e nuovi principi, gestita da una classe dirigente profondamente rinnovata. Ma siamo nel campo degli auspici e delle speranze. Forse delle Utopie.

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