About me

Sono un ex-dipendente di una Banca che non esiste più.
Se volete maggiori dettagli, leggete questa intervista.

I’m a former employee of a Bank not existing anymore.
If you want more details, read this interview.

Perestroika intervista  Perestroika

Scusi l’impertinenza, ma chi si nasconde dietro questo pseudonimo?

Nessuno. Perestroika non è lo pseudonimo di nessuno. Perestroika è Perestroika: la voce, troppo spesso azzittita o inascoltata, di chi ne ha viste di tutti i colori ed ha accumulato quel po’ di esperienza sufficiente per vedere in trasparenza, attraverso i veli e le cortine con cui il potere cerca sempre di celare i suoi oscuri disegni, che poi non sono mai così oscuri. Credo che ci sia tanto bisogno di chiarezza, trasparenza, e democrazia per abbattere i santuari del potere che generano continuamente mostri e convitati di pietra.

Nell’ex Unione Sovietica, la politica o la pratica di un governo consultivo più aperto e di una più ampia diffusione delle informazioni è stata avviata nel 1985 dal leader Mikhail Gorbaciov. In Russo, reforming, restructuring, si traduce, appunto, con il termine ‘Perestroika’. La politica o la pratica di ristrutturazione o riforma del sistema economico e politico originariamente si riferiva a una maggiore automazione ed efficienza del lavoro, ma arrivò a comportare una maggiore consapevolezza dei mercati economici e la fine della pianificazione centrale.

La Perestroika divenne sinonimo di cambiamento e democratizzazione che portarono al crollo del comunismo sovietico e ad una rivoluzione democratica. Purtroppo una democrazia giovane e debole come era quella Russa, durò poco. Ancora ricordo dopo Gorbaciov il tentativo di una restaurazione del potere sovietico da parte della vecchia guardia e infine la rivolta delle nuove generazioni che portarono in trionfo il Presidente Boris Yeltsin sui carri armati. Poi è arrivato Putin…

Va bene, prendo atto che non mi vuole dare le sue generalità, ma nella sua dichiarazione scorgo un bel po’ di megalomania.

Assolutamente no: io cerco di dire con un po’ di ironia, delle cose, piccole cose, che altrimenti non potremmo mai dire. Purtroppo di fronte ad un mare di ipocrisia l’unico salvagente è un po’ di ironia, per sorridere ma anche per riflettere e non accettare sempre quello che ci viene propinato. Le rivoluzioni le lascio agli uomini di potere. L’unica vera rivoluzione oggi sarebbe quella di fermarci un attimo e renderci conto verso quale baratro stiamo precipitando.

Parla del settore creditizio o di qualcos’altro?

Parlo della nostra civiltà, della nostra avidità, della violenza, della sopraffazione che c’è nel mondo. E anche nelle nostre banche.

Scusi se rimango sul tema “banche” e restringo i suoi orizzonti. La stampa oggi si esercita a disegnare gli scenari più impensati di un risiko bancario in cui le fantasie dei giornalisti non hanno limiti. E Antonveneta è al centro di ogni futuro scenario. Lei cosa ne pensa?

Sorvoliamo sul fatto che la cura sta uccidendo il paziente. Per i santuari del potere questo è secondario. Quello che è primario è abbattere la febbre (risanare i conti) in maniera che sul mercato l’Azienda produca un adeguato profitto per gli azionisti. Poi, con gli assetti di potere che abbiamo oggi in Italia e l’inefficienza che contraddistingue i soggetti sulla scena, qualsiasi soluzione è destinata a riprodurre su scala maggiore tutta l’inefficienza e la disorganizzazione che ben conosciamo.

Credo che i lavoratori di Antonveneta oggi stiano imparando sempre meglio, purtroppo, cosa voglia dire “costruire un aereo in volo”. E tutto questo solo per perpetuare il dominio di quella che una volta veniva definita “la razza padrona” ed è passata indenne per le prime repubbliche, mani pulite, cirio, parmalat e bond argentini.

Purtroppo questa è la classe dirigente che ci ritroviamo e non ne vedo una alternativa all’orizzonte. Il resto sono tutte chiacchiere ed esercizi di fantafinanza ai quali siamo relativamente interessati, come il gossip su regine e principesse. Alla fine a rimetterci sono sempre i lavoratori.

Ultimamente si è accanito sui vertici della Banca, rei di rimanere incollati alle loro poltrone, nonostante i raggiunti limiti di età. Ma lei pensa davvero che questi giovani rampanti che dovrebbero sostituirli siano meglio di loro?

Ma lo sa’ che Lei mi ha proprio stufato? La sua intervista è veramente noiosa. Scommetto che qualsiasi lettore di Perestroika dopo aver abbondantemente sbuffato non sia neanche arrivato a metà intervista e sia passato ad un’altra pagina. E poi, scusi, ma lei fa le domande dandosi anche le risposte. Mi faccia una domanda nel mio stile, per cortesia.

Va bene, le faccio una domanda personale, alla quale mi aspetto una risposta “alla Perestroika”: qual’è il più grande rammarico della sua vita?

Che so. Magari di non aver sposato la figlia di Enrico Cuccia. Bellissima donna.   

 

Perestroika interviews Perestroika

Excuse the impertinence, but who is behind this pseudonym?

Nobody. Perestroika is not anyone’s pseudonym. Perestroika is Perestroika: the voice, too often silenced or unheard, of those who have seen any kind of financial scandal and have accumulated enough experience to see transparently, through the veils and curtains with which power always tries to hide his dark drawings, which are never so dark. I believe there is so much need for clarity, transparency, and democracy to tear down the sanctuaries of power that continually generate monsters.

In the former Soviet Union, the policy or practice of a more open consultative government and wider dissemination of information was initiated in 1985 by leader Mikhail Gorbachev. In Russian, reforming, restructuring, translates precisely with the term ‘Perestroika’. The policy or practice of restructuring or reforming the economic and political system originally referred to greater automation and efficiency of work, but came to involve greater awareness of economic markets and the end of central planning.

Perestroika became synonymous with change and democratization that led to the collapse of Soviet communism and a democratic revolution. Unfortunately, a young and weak democracy like the Russian one did not last long. I still remember after Gorbachev the attempt at a restoration of Soviet power by the old guard and finally the revolt of the new generations who brought President Boris Yeltsin in triumph on the tanks. Then arrived Putin…

Okay, I take note that you are a bit megalomaniac.

Absolutely no: I try to say with a little irony, things, little things, which otherwise we would never be able to say. Unfortunately, faced with a sea of ​​hypocrisy, the only lifesaver is a little irony, to smile but also to reflect and not always accept what is served up. I leave revolutions to the men of power. The only real revolution today would be to stop for a moment and realize what abyss we are heading towards.

Are you talking about the credit sector or something else?

I speak of our civilization, of our greed, of violence, of the oppression that exists in the world. And also in our banks.

Excuse me if I stay on the topic of ‘banks’ and narrow your horizons. Today the press is practicing drawing the most unexpected scenarios of a banking risk in which journalists’ fantasies have no limits. And Antonveneta is at the center of every future scenario. What do you think?

Let’s overlook the fact that the cure is killing the patient. For sanctuaries of power this is secondary. What is primary is to bring down the fever (to clean up the accounts) so that the Company produces an adequate profit for the shareholders on the market. Then, with the power structures we have today in Italy and the inefficiency that distinguishes the subjects on the scene, any solution is destined to reproduce on a larger scale all the inefficiency and disorganization that we know well.

I believe that the workers of Antonveneta today are learning better and better, unfortunately, what it means to ‘build a plane in flight’. And all this just to perpetuate the domination of what was once called ‘the master race’ and passed unscathed through the first republics, mani clean, cirio, parmalat and Argentine bonds.

Unfortunately, this is the ruling class that we meet and I do not see an alternative on the horizon. The rest is all chatter and fictional exercises we are relatively interested in, like gossip about queens and princesses. In the end, it is always the workers who lose out.

Lately, you have been ruthless on the top of the Bank, guilty of remaining glued to their seats, despite the age limits reached. But do you really think that these young rampants who are supposed to replace them are better than them?

But do you know that you really bored me? This interview is really boring. I bet that any reader of Perestroika after having profusely snorted hasn’t even reached the middle of the interview and moved on to another page. And then, sorry, but you ask the questions while also giving yourself the answers. Ask me a question in my style, please.

Okay, I’ll ask you a personal question, to which I expect an answer ‘to Perestroika’: what is the biggest regret in her life?

That I know. Maybe not having married Enrico Cuccia’s daughter. Beautiful woman.

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